Autore
Ada VitaAnno
1942 -1945Luogo
MilanoTempo di lettura
5 minuti100 giorni a Beirut
Beirut ci accoglie con un buon cannoneggiamento nella Bekaa, cannoneggiamento che ha fatto saltare i cavi della luce, un gruppo elettrogeno; ci da la ” visione ” solo per qualche ora verso sera. Prendiamo possesso dell’alloggio, è molto mal ridotto, anche se era già stata fatta una sommaria pulizia. I militari avevano tolto i calcinacci, i vetri rotti e dato un aspetto presentabile. E’ evidente che la casa era stata abbandonata all’improvviso. Mi ha molto impressionato una piccola tazzina senza manico-classica dell’ uso arabo, ancora sporca dei resti di caffè,: l’ho tenuta come … ricordo . L’appartamento consiste in un ingresso, tre stanze abbastanza comode, un bagno con vasca ma … senza acqua e subito dall’inizio abbiamo notato e letto un avviso nel quale ci pregavano di non gettare carta nella tazza perché avremmo ostruito gli scarichi che hanno un diametro piccolissimo. Alla base della tazza ci sono due secchi nei quali, in uno possiamo avere a disposizione acqua per lavarci e l’altro per gettare la carta… Distribuisco le stanze tenendo conto dell’età e delle amicizie. ” Sentendo ” la polvere ovunque ci tiriamo su le maniche e ci mettiamo subito a pulire. C’è un altro problema — hanno dimenticato di caricare sull’aereo i nostri letti, i militari ci portano delle brande che pare siano dell’arredo dell’Ospedale da Campo. Si sballano i grandissimi pacchi avvolti con tela di juta che contengono le lenzuola. Alcune di queste balle ci serviranno in sostituzione delle sedie. Riesco a farmi dare dal Maresciallo consegnatario del Governolo, una specie di grande tavola di plastica verde sorretta da dei sostegni metallici, ecco fatto un tavolo sul quale potremmo scrivere, appoggiare il materiale per fare il caffè e, quando tornerà la luce, stirare. Alcune Sorelle provvedono a sostituire i vetri mancanti con dei fogli di plastica trasparente, ognuna di noi, ” requisisce “, cassette di verdura , scatole, scatoloni, che potranno servire da comodini, da appoggio ,da cassetto, da sedia. E’ strano nessuno di noi avrebbe mai pensato alla varietà dell’utilizzazione di oggetti che solitamente si gettano. Dal Mar. Russo Responsabile (credo) della Fureria del “Governolo”, il Reggimento dei Bersaglieri, ci arriva anche del materiale di pulizia: corde per stendere i panni, strofinacci, pile elettriche e, importante, del caffè già macinato. Dopo due o tre giorni le nostre stanze sono “bellissime”, cartine geografiche sui muri, qualche vaso ( bottiglia di plastica tagliata ) con i fiori ed oggetti personali appoggiati dove si può. Non possiamo ancora entrare nel pieno delle nostre attività perché deve ancora sorgere l’Ospedale da campo.
 
Dai balconi della nostra villetta si domina tutto il piazzale dove in questi giorni lavorano alacremente le asfaltatrici per sistemare poi le tende dell’Ospedale da Campo; questo terreno, abbastanza ampio ha alla sinistra un rialzo, una ” trincea “che fa da protezione ed alla destra i resti di una pineta che lo separa dal viale che porta all’aeroporto. “Era un campo di calcio con voragini provocate dalle bombe ed acquitrini pieni di zanzare e mosche.”
La località è posta tra i quartieri che hanno subito, quindici giorni prima, la strage di Sabra e Chatila, e Borj el Barajneh. La pineta è impraticabile, è un accumulo di tutto: resti umani, immondizie, carogne gonfie di animali con un fetore indescrivibile e grossissimi topi che circolano. Intanto i genieri e gli artificieri bonificano. Il terreno e ripuliscono tutto, scavano anche alcuni gradini nel terreno tra i pini ed alla base di questi improvvisano, con quattro pali e dei sacchi di juta dei W.C., il tutto cosparso con tanta calce. La sera stessa del nostro arrivo assistiamo al primo combattimento, poco lontano da noi si combatte alla Moschea nuova ( in costruzione ) che è il ” simbolo ” dell’occupazione palestinese. L’edificio espone una grande bandiera nera, molte bandiere nere più piccole, sventolano sulle case per evidenziare l’appartenenza a quella popolazione e la famiglia che ha subito lutti. La Moschea è sita verso l’aeroporto. Vediamo passare i carri armati libanesi. Dalle finestre del nostro appartamento si vedono, sullo sfondo scuro del cielo “corrersi dietro” luminosi i proiettili e, da incoscienti, noi corriamo da una finestra all’altra per… osservare!!!. Verso le 23,00, quando tutto è finito, arrivano i nostri coinquilini, gli Ufficiali Medici, che ci chiedono se abbiamo avuto paura. Nessuna di noi si è spaventata o agitata. Risultato della ” battaglia “: 5 morti e molti feriti.