Questo sito usa cookie di analytics per raccogliere dati in forma aggregata e cookie di terze parti per migliorare l'esperienza utente.
Leggi l'Informativa Privacy completa.

Logo Fondazione Archivio Diaristico Nazionale

Autore

Osanna Lambertini

Anno

-

Luogo

Bologna/provincia

Tempo di lettura

6 minuti

Sono nata 76 anni fa

Io continuavo a frequentare la parrocchia, ma c’erano ora tante altre iniziative di carattere politico, sindacale, giovanile che io, anche grazie alle mie amiche braccianti cominciai a frequentare.

Io continuavo a frequentare la parrocchia, ma c’erano ora tante altre iniziative di carattere politico, sindacale, giovanile che io, anche grazie alle mie amiche braccianti cominciai a frequentare. In quel periodo era sorta in me una sensazione, non mi riesce di trovare la parola giusta per spiegarla: potevo usufruire di tante opportunità, di benefici (pace, libertà, ecc.) senza aver contribuito a conquistarle. Mi sentivo come di avere un debito che non avrei mai potuto pagare. Ne parlai un giorno con una ex staffetta partigiana la quale mi disse in sostanza che la mia preoccupazione non aveva motivo di essere, che c’era ancora tanto da fare e che avrei potuto sdebitarmi certamente.

 

 

 

 

 

Dalla resistenza emerse una nuova classe dirigente nel nostro paese. La Costituzione che ne emerse fu ed è tuttora una delle più democratiche attualmente esistenti.

Dalla resistenza emerse una nuova classe dirigente nel nostro paese. La Costituzione che ne emerse fu ed è tuttora una delle più democratiche attualmente esistenti. Fu riconosciuto il diritto di voto anche alle donne e questo fu uno degli eventi che servì per dare più impulso al riconoscimento dei nostri diritti. Non solo le donne potevano votare, ma anche essere elette e portare direttamente in Parlamento le nostre proposte non solo inerenti al diritto al lavoro, all’istruzione, allora quando si celebrava un matrimonio venivano informati i contraenti dei diritti e dei doveri che si assumevano: “il marito è il capo della famiglia, la donna deve seguire il marito ovunque questo intenda fissare la propria dimora, finché morte non vi separi”. Il fatto che una ragazza siciliana si rifiutasse di accettare un matrimonio cosiddetto riparatore con colui che l’aveva stuprata apparì a grandi lettere su tutti i giornali, il fatto che lo stupro sia riconosciuto reato non è cosa da poco. Il divorzio (e non l’uxoricidio), ma maternità libera e consapevole, le pari opportunità, non sono stati regali. Io non ho potuto continuare gli studi perché in famiglia c’era bisogno della mia presenza ma per le leggi di allora la mia partecipazione alla produzione del reddito famigliare era considerato a partire dai 16 anni, mentre quello dei maschi partiva dai 14 anni. Man mano che frequentavo le riunioni, le manifestazioni, che leggevo altri giornali, altri libri, non più soltanto” vita femminile” dell’azione cattolica, cominciavo a capire: la Resistenza non aveva soltanto come obiettivo la fine della guerra, e dopo tutto come prima. Molte cose dovevano cambiare e cambiare in meglio. Perché ciò si avverasse occorreva la partecipazione di tutti.

Non dimenticherò mai quel giorno, l’emozione che provai guardando tutta quella gente entrare in quella grande sala.

Partecipavo con passione. Ah, quante cose non sapevo! Di quante parole che venivano utilizzate nei discorsi, mi capitava di leggere in qualche libro non conoscevo il significato. Alla prima festa dell’Unità che si fece al mio paese comprai due volumetti de “L’Universale economica”: “IL tartufo” e “A proposito di dialettica e di materialismo”: Col primo mi trovai bene, ma col secondo… Che ne sapevo io di supersfruttamento, di plusvalore e altre diavolerie simili? Eppure erano scritte in italiano. Mi resi conto di quanta ignoranza albergava in me. Non mi scoraggiai, non ero certo l’unica. Ebbi la possibilità di leggere altri libri meno complicati come il “tallone di ferro – sulla via della libertà”, giornali come “Noi donne” ecc. così piano piano incominciai a capire meglio i discorsi degli oratori durante i comizi alle manifestazioni, o alle riunioni locali e comunali. Quanti Comitati: dell’Udi, della terra, dei mezzadri, ecc. e poiché ero donna e indipendente, quando c’era da formare un comitato ecco che saltava fuori il mio nome. Questo mi aumentava problemi in famiglia sia di tempo che per il fatto che spesso si riunivano di sera e questo per una ragazza, allora poteva dare adito a dicerie spiacevoli. Per fortuna mia, i miei genitori avevano abbastanza fiducia in me e io per nessuna cosa al mondo li avrei delusi. In occasione della prima costituente nazionale della terra che si tenne a Bologna la prima domenica di dicembre 1947, si fecero assemblee dei lavoratori della terra per eleggere i delegati; partecipai a quella del mio paese e fui delegata. Non sapevo tutto, sapevo che quel pomeriggio ci sarebbe stata la manifestazione pubblica a Bologna e che si doveva partecipare. Ma i delegati dovevano essere presenti fin dal mattino. Questa volta per avere il parere favorevole in famiglia doveva esserci un’altra che veniva insieme a me e si rimediò con un invito per la Vera. Non dimenticherò mai quel giorno, l’emozione che provai guardando tutta quella gente entrare in quella grande sala. I contadini del Sud con il bastone sulla spalla appeso al quale stava il fagotto (non strumento musicale) che conteneva il necessario per un lungo viaggio. I discorsi dei rappresentanti delle categorie dei lavoratori della terra. Così dimenticai completamente che era la prima domenica di “avvento” in preparazione del Natale e la non partecipazione alla Santa Messa era considerata una mancanza grave per i cattolici. Tuttavia fu per me una esperienza di quelle che lasciano il segno. In quella occasione conobbi quello che poi sarebbe diventato mio marito e lo è ancora. Fu amore a prima vista. Nell’autunno del 1949 in occasione del congresso nazionale dell’Udi fui delegata dalla riunione che si tenne del nostro circolo.